Insisto… non sarà l’unico modo per uscirne ma è una strada da seguire

1. Lo Sport fa crescere la persona e l’individuo

Fare Sport significa superare difficoltà e raggiungere obiettivi “giocando”. E’ un modo semplice, facile e poco costoso per allenare le persone a ciò che saranno obbligate a fare tutti i giorni nella vita quotidiana che presenta sempre più nuovi ostacoli e responsabilità da affrontare. La persona sportiva è una donna/un uomo che vive bene con se stessa/o maturando continuamente autostima e sensazione di benessere psicofisico; l’individuo sociale sportivo è un cittadino che sa accettare le regole dello stare insieme. La ripercussione nel sociale di questi stati individuali è di enormi proporzioni.

2. E’ indispensabile che venga data a tutti i bambini la possibilità di vivere un’attività sportiva proposta correttamente e rispettosa delle tappe evolutive

Se la nostra società fosse in grado di far vivere in modo appropriato ai giovani le seguenti tappe evolutive:

a) motricità ludica nella scuola dell’infanzia

b) attività motoria e giocosport nella scuola primaria attraverso un numero adeguato di ore

c)  attività agonistica polisportiva nella scuola media secondaria di primo grado e presso le società sportive

d) attività agonistica sportiva ad indirizzo specifico presso le società sportive

succederebbe che:

  • la popolazione infantile non presenterebbe problemi di obesità, di inserimento, di bullismo, di autostima e sarebbe assecondata la naturale richiesta di movimento e di gioco che ogni bambino ha in modo innato e che invece oggi viene impropriamente soffocata indirizzando il bambino verso interessi che stanno creando vere e proprie patologie;
  • fare sport diventerebbe una cosa naturale e di conseguenza una consuetudine, non una scelta;
  • i bambini avrebbero la possibilità di scegliere l’attività più incline al loro carattere e alle loro capacità e si abbatterebbe con percentuali enormi il fenomeno dell’abbandono;
  • lo sport agonistico, e la disciplina che lo contraddistingue, vissuto nella sua forma corretta, diventerebbe il modo migliore per formare la “cultura allo Sport”, basata sulla lealtà, sul rispetto delle regole, sulla tenacia, sulla capacità di saper vincere e perdere;
  • chi ha vissuto lo Sport in modo corretto non smetterebbe più di praticarlo.

3. Lo Sport è una grande opportunità per i diversamente abili ed è strumento fondamentale di aggregazione sociale e di integrazione.

Da sempre chi entra in un campo di gioco, qualsiasi sia la disciplina che pratica, non si cura di chi siano, cosa facciano e da dove vengano i compagni o gli avversari sia dal punto di vista sociale e culturale che fisico. Quando ti confronti in una gara, di qualsiasi natura essa sia, hai la netta percezione che si è tutti uguali. Come naturale conseguenza tutti i contenitori di attività sportive diventano dei punti di riferimento unici ed indispensabili di aggregazione e integrazione sociale, di svago e di divertimento. Posti “sani” dove la gente si incontra, discute, vive emozioni, partecipa, si conosce, impara ad essere solidale.

4. Lo Sport previene e contrasta i mali sociali

Non presento dati oggettivi perché non è la sede, ma tutti conoscono perfettamente i “bollettini di guerra” relativi agli ambiti che ho citato in questo punto. Chi fa Sport è assodato che ha meno patologie cardiovascolari, cura l’alimentazione, riesce ad essere autosufficiente sino ad un’età molto avanzata, mantiene uno stato di benessere psicofisico, è meno esposto agli infortuni sul lavoro; tutte cose che a livello sociale si ripercuoterebbero enormemente in modo positivo sui costi morali ed economici che oggi siamo chiamati a pagare. I giovani che fanno Sport in modo corretto sono obbligati a rimanere lontani dalla droga, dalla violenza, dal fumo e dall’alcool perché altrimenti, da quello stesso Sport,  ne verrebbero esclusi. Una delle prime conseguenze di tutto ciò, con risultati immediati, sarebbe una fortissima riduzione di incidenti stradali, causati dall’uso di sostanze nocive, che hanno un costo sociale di giovani vite umane gigantesco.

5. Lo Sport ha bisogno di divulgare e di veder riconosciuti i diritti e i doveri del proprio mondo per farli diventare patrimonio di tutti

Le istituzioni dovrebbero adoperarsi affinché questi principi diventino patrimonio di tutti anche assumendo come proprie delle “carte” di diritti e doveri da seguire che sono propri degli ambienti sportivi. Di seguito (in fondo) allego un esempio di documenti già predisposti ed utilizzati nello Sport che potrebbero essere diffusi in tutti gli ambiti sportivi patrocinati dagli Enti Locali.

Purtroppo nel nostro Paese l’attività sportiva giovanile non è istituzionale ma è delegata all’Associazionismo. Dico purtroppo perché evidentemente il pericolo che si corre sono le “deviazioni” che spesso nell’ambiente di chi propone e “somministra” Sport hanno comunque possibilità di svilupparsi e di trovare spazio. Fortunatamente, però, la maggior parte delle persone che operano negli ambienti sportivi e nelle Società che si caricano di questo onere sociale è gente capace ed onesta che fa un lavoro eccezionale ed insostituibile. Chi opera nelle Istituzioni, anche locali, ha il dovere di sostenere ed incentivare chi si prodiga per il bene comune mettendo in giusto risalto quanto sia importante per una società di diritto puntare sullo Sport come bene primario.

LA POLITICA SPORTIVA DEVE:

  • Promuovere lo Sport e la cultura sportiva per attivare sani stili di vita.
  • Sostenere l’attività giovanile delle società dilettantistiche.
  • Inserire personale qualificato nell’attività motoria della  scuola dell’infanzia ed elementare.
  • Rivolgere particolare attenzione all’attività rivolta ai diversamente abili e alla integrazione.
  • Valorizzare il vero volontariato sportivo.
  • Potenziare la formazione dei dirigenti costretti a stare al passo con una società che cambia velocemente e dare servizi all’associazionismo sportivo cercando di “intercettarne” i bisogni più urgenti.
  • Fare interventi immediati sull’impiantistica sportiva esistente che necessita di manutenzione e adeguamento normativo con  messa in sicurezza di tutti gli impianti.
  • Istituire e tenere costantemente aggiornata un’anagrafe dell’impiantistica sportiva esistente sia pubblica che privata verificando, tramite l’utilizzo, i bisogni reali dell’Associazionismo Sportivo.
  • Istituire e tenere aggiornata un’anagrafe dell’Associazionismo Sportivo comprese le ONLUS che fanno attività motoria e sportiva.
  • Trovare strategie comunicative affinché al mondo sportivo venga riconosciuto il vero valore sociale che merita in fatto di concorrere a minor costi alla sanità, di aiuto all’integrazione, di lotta alla violenza, alla droga, all’alcolismo, al fumo e quale importante strumento di aggregazione sociale.

Altri contributi alla discussione sullo sport:

“L’importante non è vincere ma partecipare” …… frase incompleta, il seguito è: “cercando di fare tutto quanto di lecito è possibile fare per vincere” perché altrimenti si snatura lo sport ed il significato stesso della parola.

Diventa facile così introdurre la gestione della vittoria e della sconfitta. Diventa altrettanto facile ottenere risultati rapportabili ad una vittoria pur perdendo.

Il luogo comune che la competizione allontana i giovani dallo sport con l’abbandono è assolutamente fuori luogo se si tengono in considerazione questi presupposti che sono veri e propri postulati dell’attività sportiva.

L’abbandono avviene quando la competizione è insegnata e vissuta in modo sbagliato ma anche e soprattutto quando si snatura lo sport con l’idea generica e generalista che tutto sia attività motoria.

Quella è roba per adulti che hanno già una cultura sportiva alle spalle.

Chi vuole vendere prodotti diversi dai contenuti che sto dicendo in genere vende solo fumo e/o attività che hanno il lucro come scopo principale e non il benessere dei cittadini. Non è “roba” che induce i giovani a mantenere una cultura sportiva duratura nel tempo perché spesso fondata su messaggi estetici e non morali.

Nello studio, nella scuola l’attività motoria viene messa tradizionalmente dopo tante altre cose per motivi ideologici/culturali. Finché non verrà messa alla pari delle altre discipline e riconosciuta come la vera medicina si demanderà sempre e solo all’associazionismo questo importante veicolo di benessere per i nostri giovani e perciò per tutta la cittadinanza.

Allegati:

Carta degli allievi dei Centri di Avviamento allo Sport *:

1. E’ mio diritto praticare lo sport con persone competenti e preparate

2. I grandi devono rispettare lo sport dei giovani

3. Non sono una macchina per gareggiare

4. Quando faccio sport voglio stare bene

5. Non so se sarò un campione, però posso diventarlo

6. Voglio poter scegliere lo sport che mi piace praticare

7. Vorrei degli educatori che mi capiscano e mi aiutino ad esprimere il mio talento

8. Voglio misurarmi con gli altri ma prima con me stesso

9. Non decidete sempre tutto senza consultarmi

10. Se mi impegnerò in campo mi impegnerò anche nella vita

Carta degli Educatori dei Centri di Avviamento allo Sport *:

1. Fa che il tuo lavoro susciti gioia, entusiasmo e solidarietà

2. Rispetta gli impegni presi con i ragazzi e con l’Associazione Sportiva

3. Rendi partecipi gli allievi e le loro famiglie del progetto educativo offerto

4. Il tuo scopo è quello di mantenere vigile l’interesse e la partecipazione

5. Contribuisci a creare le migliori condizioni per l’accoglienza nello sport

6. Sappi utilizzare diverse forme di attività e tutte le risorse offerte dal Centro

7. Coltiva la consapevolezza che puoi sempre diventare migliore

8. Le scienze dell’educazione e dello sport saranno le compagne del tuo lavoro

9. La competizione è più importante del risultato; è un mezzo e non un fine

10. Realizza ogni possibile azione che ricerchi e valorizzi il talento dei tuoi allievi

* Fonte: CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano

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