Ancora dramma e disperazione

“Ieri” Milano e Brescia oggi Livorno. Le tragedie che colpiscono i lavoratori proseguono senza soluzione di continuità. Vorrei poter far sentire la mia vicinanza a quelle povere famiglie, vorrei avere gli strumenti per modificare questo stato di cose che ci vede come sempre impotenti a commentare con la sola possibilità di esprimere la nostra solidarietà.
Se si affermasse che per evitare i morti di una guerra (con i dati numerici che abbiamo da sempre non si è fuori luogo ad usare questo termine di paragone) si deve intervenire sulle regole di ingaggio, o sulla tipologia delle armi, o sul dare responsabilità ai comandanti affinché vigilino per fare in modo che i propri soldati non cadano sui campi di battaglia, a tutti apparirebbe una cosa insensata perché si sa bene che sparando e bombardando ci si uccide. Non si può più solo tentare di continuare ad arginare questo fiume in piena.
Bisogna trovare il modo di colpire le coscienze civili di tutti.
Bisogna convincere i giovani che non c’è futuro per nessuno se non verrà perseguita una politica di diritti umani fondata sul rispetto, sulla legalità e sull’onestà.
Bisogna attaccare con grande forza tutti quei messaggi mediatici che ci mostrano una società in cui bisogna guadagnare tanto, in poco tempo, senza fare fatica e dove ci si sente realizzati solo se si possiedono beni di consumo effimeri legati all’apparenza.
Bisogna fare in modo che i soliti furbi non siano più visti come modelli da seguire ma diventino i nemici da combattere. Dobbiamo rendere etico un mercato in cui la regola del maggior ribasso possibile, sia per i servizi che per i beni di consumo, non venga scaricata sui lavoratori. Ciò si fa anche pemiando con i nostri acquisti le ditte serie. È un passaggio inevitabile altrimenti dovremo solo attendere inermi la prossima tragedia.

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