Privacy? No, grazie!

Il diritto alla vita privata, un baluardo di libertà a cui tutti non vogliamo rinunciare, un caposaldo di democrazia; concettualmente un discorso che non fa una piega. Ma siamo sicuri che questo diritto non sia una gabbia peggiore di ciò che dobbiamo immolare per perseguirlo? C’è un paese al mondo che ha rinunciato alla privacy, questo paese si chiama Singapore. Se tu vuoi vivere in quel posto, se accetti di trascorrere la tua vita lì accetti anche il fatto che, di qualsiasi cosa tu faccia, rimane traccia sia dal punto delle transazioni economiche che di videosorveglianza estesa su tutto il territorio. Una banca dati in cui in modo trasparente confluisce tutto quanto riguarda la tua vita e dalla quale vengono attinte le notizie per motivi fiscali o sociali. Sapete qual è il risultato? Zero reati, strade e ambienti pulitissimi (se getti una carta per terra devi girare una settimana con una maglietta che denuncia la tua “malefatta”, se reiteri il fatto devi fare lavori socialmente utili per un altro periodo), zero evasione, zero corruzione. E’ una cosa che fa così tanto schifo? Il tema vero della privacy non è che qualcuno ti “osservi” ma che quel qualcuno, senza ragione, divulghi cose tue personali che nulla hanno a che vedere con l’utilizzo di quei dati per fini legali. Nella mia testa, cioè nella testa di uno che non ha nulla da nascondere, in tutta verità, non vedo grandi difficoltà nel perseguire questi obiettivi. La privacy va garantita mettendo pene esemplari per chi divulga senza motivo e senza autorizzazione cose che rientrano nella sfera personale, è una cosa di una semplicità unica che potrebbe essere realizzata anche domattina. In un mondo che ha dimostrato e continua a dimostrare quanto l’essere umano sia propenso all’illegalità a qualsiasi livello, che può andare dall’evasione o al piccolo furto sino al terrorismo, deve essere dato uno strumento agli onesti per far vincere il rispetto e l’onestà sul malaffare e la maleducazione. In fondo, poi, cosa cambierebbe rispetto ad oggi? Siamo già tutti “osservati”! Solo che questi dati sono raccolti per fini che non sono certo volti a perseguire la legalità. Tanto varrebbe perciò che quelle informazioni fossero gestite in modo utile e trasparente e soprattutto che finiscano di essere solo, come succede oggi, un modo per imbrigliare tra mille rivoli burocratici tutto il lavoro degli uffici pubblici.

FacebookTwitterGoogle+Google GmailCopy Link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.